
Tra il promontorio dell'Argentario, la laguna di Orbetello e le colline dell'entroterra grossetano si sviluppa un territorio che racchiude alcune delle tradizioni gastronomiche più particolari della Maremma. La cucina di questa zona ha tante anime diverse: da una parte ci sono i piatti tradizionali dei pescatori, dall'altra le ricette semplici della campagna. È una cucina concreta, nata per sfruttare al massimo quello che c'era a disposizione: il pesce appena pescato, il pane raffermo o le verdure dell'orto. Che ti trovi al porto di Porto Santo Stefano o nei vicoli di un borgo come Manciano, questi sapori raccontano in modo autentico e genuino la storia e la vita di questo territorio.
1. Caldaro dell'Argentario

Il caldaro dell'Argentario è uno dei piatti che raccontano meglio il legame tra la cucina locale e la tradizione dei pescatori di Porto Santo Stefano. Si tratta di una zuppa di pesce nata a bordo dei pescherecci, quando venivano utilizzati soprattutto i pesci meno pregiati rimasti dopo la vendita del pescato. La ricetta non segue una preparazione unica, perché cambia in base al pescato del giorno, ma generalmente prevede diverse varietà di pesce cotti lentamente con pomodoro, aglio, prezzemolo, peperoncino e vino bianco. Il risultato è un piatto dal sapore intenso, servito spesso con pane tostato o abbrustolito per raccogliere il sugo.
2. Bottarga di Orbetello

La bottarga di Orbetello nasce da un ingrediente legato da secoli alla vita della laguna: il cefalo o muggine. Ottenuta dalle sue uova, che vengono salate, pressate ed essiccate, è un prodotto dalla storia antica, nato come metodo per conservare il pesce e oggi diventato una vera specialità locale. La sua produzione è strettamente legata alla Laguna di Orbetello, un ambiente unico dove la pesca del cefalo rappresenta da sempre un'attività tradizionale. La lavorazione segue ancora oggi tecniche artigianali: le sacche ovariche vengono estratte dal pesce, ricoperte di sale e lasciate stagionare fino a raggiungere il caratteristico colore ambrato e un sapore intenso, sapido e leggermente marino. In cucina la bottarga di Orbetello viene spesso gustata semplicemente a fettine, condita con olio extravergine d'oliva e accompagnata da pane tostato, oppure utilizzata per arricchire primi piatti, soprattutto a base di pasta.
3. Anguilla di Orbetello

L'anguilla di Orbetello è una delle specialità della cucina lagunare e viene valorizzata soprattutto attraverso due preparazioni: l'anguilla sfumata e le anguille scavecciate. La prima è probabilmente la versione più conosciuta: per prepararla si utilizza generalmente l'anguilla pantanina, una varietà particolarmente grassa e saporita, che viene marinata nell'aceto, lasciata asciugare e poi condita con una salsa a base di peperone, peperoncino, olio, sale e aceto. Dopo questa fase l'anguilla viene affumicata sulla paglia, un procedimento che le conferisce il caratteristico colore scuro e un sapore intenso, tra note affumicate, acidule e leggermente piccanti. Un'altra preparazione tradizionale è lo scaveccio, che prevede la frittura del pesce e una successiva marinatura a base di aceto o vino bianco, aromi e spezie, utilizzata per conservare l'anguilla più a lungo.
4. Tortelli maremmani

A differenza dei piccoli tortelli diffusi in altre zone d'Italia, quelli maremmani si distinguono per le dimensioni generose e per la sfoglia che racchiude un ripieno morbido a base di ricotta e verdure, soprattutto spinaci o bietole. Le loro origini sono legate alla cucina domestica delle campagne maremmane, dove la pasta fresca fatta a mano rappresentava un momento importante della vita quotidiana. Secondo la tradizione, il tortello nasceva anche dall'esigenza di creare un piatto nutriente utilizzando ingredienti facilmente reperibili, come farina, uova, ricotta e verdure dell'orto. Ancora oggi, ogni zona e ogni famiglia conserva piccole variazioni nella preparazione: dal tipo di erbe utilizzate nel ripieno fino ai condimenti. Il ragù di carne è sicuramente uno degli abbinamenti più diffusi, ma non mancano versioni condite con burro e salvia o altri sughi legati alla stagionalità.
5. Panzanella

La panzanella è un piatto a base di pane raffermo ammollato, pomodoro, cipolla, basilico e olio extravergine d'oliva, diffuso in tutta la Toscana e presente anche nella tradizione della Maremma. Nasce come preparazione di recupero, pensata per utilizzare il pane avanzato e trasformarlo in un piatto fresco, particolarmente adatto ai mesi estivi. La versione maremmana può presentare alcune varianti locali, ma mantiene gli elementi principali della ricetta: il pane sciolto nell'acqua e poi strizzato, condito con gli ingredienti dell'orto e lasciato riposare per permettere ai sapori di amalgamarsi.
6. Acquacotta maremmana

Il suo nome significa letteralmente "acqua cotta" e nasce da una preparazione essenziale, pensata per chi trascorreva intere giornate lontano da casa: secondo la tradizione era il pasto dei butteri e dei lavoratori che seguivano le mandrie nelle vaste aree rurali del territorio. La sua particolarità è proprio l'assenza di una ricetta unica: l'acquacotta cambiava a seconda della stagione e di ciò che si trovava nei campi. Verdure spontanee, cipolla, pomodoro, pane raffermo, olio e sale erano gli elementi alla base del piatto, mentre nelle versioni più ricche potevano comparire anche uova, pecorino o altri ingredienti disponibili in dispensa. Proprio questa capacità di adattarsi ha permesso all'acquacotta di diffondersi in diverse zone della Maremma, assumendo piccole variazioni locali. Nel mese di agosto si tengono anche diverse sagre nella zona di Grosseto, precisamente nei paesini di Cana e Santa Fiora.
7. Ciaffagnoni di Manciano

Spostandosi nell'entroterra, a Manciano, troviamo i ciaffagnoni: crespelle sottilissime e leggere che, a differenza delle classiche crêpes o delle crespelle tradizionali, la loro pastella è incredibilmente essenziale e non prevede l'uso del latte, ma solo di acqua, farina, uova e un pizzico di sale. La cottura avviene in padella, ben calda e unta con un pezzettino di strutto o di burro, e il modo più tradizionale di gustarli è al momento, appena pronti con abbondante pecorino toscano stagionato grattugiato che si fonde grazie al calore della sfoglia. Sebbene nascano come piatto salato, nel tempo si sono diffuse anche varianti dolci condite con miele locale o zucchero.