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2 Luglio 2026 10:02

Più 40% in 5 anni per i gelati confezionati: quanto incide la shrinkflation e come spendere meno 

L'indagine di Altroconsumo svela che il fenomeno della shrinkflation colpisce solo pochi marchi, mentre a pesare sul carrello sono i costi record di cacao, energia e logistica.

A cura di Rossella Neiadin
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Quasi il 40% in più in cinque anni: è questo il rincaro registrato dai gelati confezionati in Italia, un aumento che molti consumatori hanno già percepito davanti al banco freezer del supermercato: confezioni più care, porzioni talvolta più piccole e prezzi al chilo sempre più difficili da ignorare.

Il paradosso è che il caro-gelato arriva dentro un mercato tutt’altro che in crisi: il giro d’affari dei gelati confezionati, infatti, vale oggi circa 1,5 miliardi di euro, in crescita del 21% rispetto al 2021. A correre più di tutti è la vaschetta da tenere in freezer, simbolo del comfort food da divano, che negli ultimi cinque anni ha segnato un +28% di guadagno. Ma per coni, stecchi e coppette la fotografia è meno dolce: il mercato cresce, mentre i prodotti simbolo dell’estate diventano più costosi e, in alcuni casi, anche più leggeri.

A ricostruire cosa è successo è l’inchiesta pubblicata da Altroconsumo il 29 giugno 2026, che ha confrontato prezzi, formati e valori nutrizionali dei principali gelati da supermercato tra il 2021 e oggi. Il quadro è interessante proprio perché meno scontato di come lo si racconta di solito: la shrinkflation c’entra, ma non basta da sola a spiegare il caro-gelato.

Quanto è aumentato il prezzo dei gelati confezionati

Tanto e in poco tempo. Secondo i dati Istat, i gelati confezionati sono rincarati del 39,6% in cinque anni: in pratica quasi il 40% in più rispetto al 2021. A pesare sul bilancio sono stati soprattutto i numeri di due annate specifiche. Il 2022, quando i listini hanno fatto un balzo del 13%, e il 2023, con un ulteriore +16%. Per darti un riferimento, nello stesso periodo l'inflazione dei prodotti alimentari in Italia è cresciuta dell'8,8% nel 2022 e del 9,8% nel 2023. Il prezzo del gelato, insomma, è salito più della media del carrello della spesa.

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Cos'è la shrinkflation e quanto incide sul prezzo

La shrinkflation è il fenomeno per cui una confezione si rimpicciolisce (dal verbo inglese “to shrink”) mentre il prezzo resta uguale o sale: paghi lo stesso, o di più, per meno prodotto. Con i gelati si è manifestata in maniera lampante e proprio con le referenze più amate dai consumatori.

Qualche esempio dall'inchiesta. Il Magnum Classic cinque anni fa pesava 79 grammi, oggi 75. La Coppa del Nonno è passata da 72 a 65 grammi. Il Maxibon da 102 a 96. Sembrano dettagli trascurabili, ma sul prezzo al chilo l'effetto si sente: per il Maxibon il rincaro arriva al +53%, per la Coppa del Nonno al +38%, per il Magnum al +32%.

Qui però arriva il dato che ribalta un po' la narrazione: altroconsumo ha verificato che la shrinkflation ha riguardato solo una piccola quota dei prodotti presi a campione. Tantissime referenze sono aumentate di prezzo pur mantenendo lo stesso formato, come nel caso del Cornetto Algida, aumentato del 60% circa al chilo, il Nuii del 75%, e poi Sammontana, Conad, Coop e le linee dei discount. La riduzione dei formati, da sola, spiega quindi solo una parte del caro-gelato.

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Perché i gelati costano di più, allora?

Le ragioni vere stanno soprattutto nei costi di produzione, ed è importante analizzarle e comprendere perché incidono in modo diverso da gelato a gelato. La prima è il prezzo delle materie prime: il cacao ha vissuto anni di rincari record, arrivando a costare anche il triplo rispetto a prima. Da qui l’impennata dei prezzi del gelato al cioccolato rispetto a quelli alla frutta.

Anche i costi di burro e latte hanno toccato i massimi storici, e questo si ripercuote su tutti i gusti a base panna o, appunto, base latte. Ad aggravare la situazione si aggiungono gli aumenti dell'energia e le spese di una logistica che per il gelato è particolarmente costosa, composta da una catena del freddo dedicata, partendo dai magazzini fino ad arrivare ai camion refrigerati.

C'è poi un dettaglio che riguarda le ricette. In alcuni prodotti il burro è stato sostituito con il grasso di cocco, un grasso vegetale nettamente più economico. Si tratta di una scelta legata ai costi e alla lavorazione: il grasso di cocco contiene infatti più grassi saturi del burro, quindi dal punto di vista nutrizionale non rappresenta un miglioramento. Un motivo in più per dare un'occhiata alla lista degli ingredienti del tuo gelato preferito.

Quale confezione scegliere

Non sempre quella con più pezzi, e qui sta uno dei trucchi da conoscere.

Prendiamo ad esempio il Cornetto Algida: esiste la confezione da 6 cornetti da 75 grammi e quella da 8 cornetti da 60 grammi; più pezzi nella seconda, eppure costa di più al chilo (circa 14,50 €/kg contro i 13,32 €/kg della prima), perché ogni cono pesa meno. La confezione "abbondante" può quindi rivelarsi la meno conveniente.

Per non sbagliare hai uno strumento che è perfino obbligatorio per legge: il prezzo al chilo (o al litro), che il supermercato deve indicare in etichetta accanto al prezzo di vendita, proprio per aiutarti nel confronto. Lo trovi quasi sempre in piccolo sul cartellino appiccicato allo scaffale.

Ricorda però che i gelati monodose sono esentati da questo obbligo: sullo stecco o sul cono singolo, quindi, il prezzo al chilo può non comparire, e tocca a te ricavarlo dalla grammatura.

Come spendere meno sui gelati al supermercato

Qualche suggerimento pratico per la spesa estiva:

  1. Controlla sempre il prezzo al chilo, non solo quello della confezione: è il vero metro di paragone.
  2. Diffida dei multipack dall'apparenza più convenienti e confronta la grammatura del singolo pezzo.
  3. Guarda le linee a marchio del supermercato, spesso più economiche a parità di formato.
  4. Approfitta delle promozioni, che restano un argine importante ai rincari soprattutto sui prodotti di marca.
  5. Leggi la lista degli ingredienti: ti aiuta a capire se stai pagando panna e latte o grassi vegetali più economici.

Intanto sul fronte delle regole qualcosa si muove. Siamo in attesa di una legge italiana contro la shrinkflation che obbligherà a segnalare in chiaro quando una confezione si rimpicciolisce, mentre l'Antitrust ha aperto un'indagine conoscitiva sui prezzi della filiera alimentare.

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